sabato 27 agosto 2011

L'Acquedotto Romano della Formina ( Narni )

Due passi nell'Acquedotto
Sabato 20 Agosto eravamo in quel di Narni con lo scopo di visitare l'Aquedotto Romano della Formina a cui avevamo rinunciato, per motivi di tempo, durante una visita precedente .

Volevamo visitare la Galleria di Monte Ippolito, lunga settecento metri e scavata nella roccia denominata scaglia rossa , grazie al servizio di visite guidate dell'associazione Narni Sotterranea.

Come nostro "Virgilio" della situazione , abbiamo avuto la fortuna di avere Roberto Nini ,sempre dell'associazione Narni Sotterranea ( Associazione Narni Sotterranea ) , del Gruppo Speleologico UTEC Narni ( GS UTEC Narni ) e grande conoscitore di questa struttura ( è un archeologo ) .

L'ingresso
Innanzitutto vorrei dichiarare che questo ramo della speleologia ( detta urbana o anche delle cavità artificiali ) è altrettanto bella come quella denominata "naturale" e mi scuserete se non riusciro' bene a descrivere l' emozione di trovarsi , come sempre, all'interno di un monte ( il punto più basso della struttura si trova a circa -90 metri rispetto al piano di campagna ) , ma ,diversamente, all'interno di un manufatto costruito completamente dall'uomo più di duemila anni or sono ( I secolo D.C. )

Di sicuro l'emozione è fortissima e il pensiero và spontaneamente a coloro che lo hanno progettato ( gli ingegneri Romani ) ma anche a coloro che , probabilmente, lo hanno realizzato ( gli schiavi ) .

Un tratto della galleria
I Romani hanno progettato un opera ingegneristica di alto livello con gli strumenti che avevano a disposizione all'epoca : la groma e il chorobates .

Il primo serviva per tenere l'allineamento ( era lo strumento con cui venivano tracciati il Cardo e il Decumano e cioè le due vie principali che si incontravano ad angolo retto e che costituivano l'atto di nascita di una nuova città o anche di un semplice accampamento ) tra due punti ed era basato su una specie di struttura a croce a cui erano agganciati dei fili a piombo. Per mezzo di un asta che veniva posizionata ad una certa distanza e traguardando dai fili a piombo all'asta stessa era possibile tracciare una linea retta tra i due punti.


Galleria
Il secondo strumento serviva per misurare la pendenza per mezzo di un filo a piombo agganciato ad una strutttura che assomigliava a una panchina ( e ancora oggi è possibile utilizzarla anche per riposare le terga .. ) che poteva arrivare a 5 metri di lunghezza e che prevedeva anche l'utilizzo di una livella ad acqua incorporata .

Un riferimento su come erano fatti e come si usavano questi due antichi strumenti topografici si può trovare al seguente link : Antichi Strumenti Topografici . E' possibile vedere i due strumenti ( o meglio la loro copia ) e altre cose interessanti ( ad esempio il tracciato dell'acquedotto e alcune tecniche costruttive ) nei locali sotterranei del Convento di San Domenico a Narni .

Bene, con gli strumenti sopra visti, i Romani hanno realizzato la galleria di Monte Ippolito ( nell'acquedotto in realtà ci sono tre gallerie ) lunga 700 metri e con una pendenza che rimane costante e vicina al 5 per mille ( per intendersi, su un chilometro di galleria , la quota "cala" di non più di cinque metri ) questo ,probabilmente, per questioni relative alla velocità che NON doveva acquistare l'acqua una volta incanalata nel condotto .

Curva di 11 gradi
Lungo la galleria , più o meno, nella metà della stessa ( a 350 metri dall'ingresso ) è possibile vedere come i Romani avevano risolto il problema dell'incontro delle due tratte della galleria scavate in direzioni opposte : in pratica ,utilizzando la groma, veniva stesa una linea esterna che, seguendo l'orografia, congiungeva i due ingressi in modo da procedere con uno scavo il più possibile diretto da una parte e dall'altra, in più a metà della galleria veniva effettuata una deviazione di circa 11 gradi verso l'esterno per poi procedere in linea retta verso l'altra galleria in cui veniva effettuata la stessa operazione . In definitiva le due tratte , nel giro di poche decine di metri , venivano ad incrociarsi .

Curva - altro particolare
In questo caso non ve ne sarebbe stato bisogno : le due tratte erano state scavate con tale precisione che si sarebbero incontrate senza bisogno della deviazione vista sopra.

Nel punto di incrocio la volta si alza ( saranno due metri ) anche per correggere l'eventuale dislivello.

In genere, lungo il tracciato di un acquedotto, venivano realizzati, dei pozzi che avevano il triplice scopo di consentire durante la costruzione l'evacuazione del materiale scavato e di costituire un modo per ossigenare il condotto e ,dopo la costruzione, di offrire un punto di accesso per la manutenzione ( pulizia del condotto ) e delle eventuali riparazioni .

La galleria di Monte Ippolito non ha nessun punto imtermedio in settecento metri di sviluppo. Noi siamo entrati in un tratto della galleria e siamo usciti settencento metri più avanti mediante una diramazione laterale che porta ad un pozzo di circa quindici metri di altezza realizzato come una struttura a chiocciola con lo spazio internoadibito l'avacuazione del materiale di scavo mediante ( si suppone ) secchi . Nonostante la mancanza di pozzi intermedi la circolazione dell'aria è perfetta e si sente , in maniera quasi costante , una brezza che ti spira incoontro.

Galleria con soffitto a Capuccina
La galleria è scavata in una roccia che viene chiamata "scaglia rossa" , non carsificabile ( le belle concrezione che è possibile ammirare all'interno del condotto sono dovute, in alto, ad infiltrazioni di materiale ( credo ) calcitico perchè a tratti sono bianchissime e , in basso, alla presenza dell'acqua che ha portato alla formazione delle tipiche concrezioni subacquee a "cavoletto" ) con una sezione più o meno rettangolare con la parte inferiore arrotondata ( per minimizzare l'attrito con l'acqua ) e la parte superiore a "volta" , "diritta" e , nei tratti dove la roccia era più inconsistente o dove erano state intercettate fratture realizzata con una tecnica chiamata "capuccina" : in pratica il soffitto della galleria è costituito da lastre di pietra rettangolari appositamente sagomate e unite per un lato superiore a formare un soffitto a sezione triangolare.

Alcune concrezioni
Per dare una idea delle dimensioni dello scavo, la galleria è larga più o meno 45 centimetri, corrispondeti a un cubito e mezzo romano, e alta da 1.5 metri fino a circa 2 metri nel punto di raccordo tra le due tratte della gellaria. Naturalmente si ha presenza d'acqua sul fondo e anche infiltrazioni dal soffitto che vanno a formare delle belle stalattiti in forma di cannule.

Galleria di servizio

La galleria prosegue per circa settecento metri fino ad incontrare una galleria di servizio ,ortogonale a quella principale, da cui siamo usciti attraverso un pozzo a chiocciola di quindici metri in cui la parte centrale vuota serviva probabilmente per tirare via il materiale di scavo ,dato che non ci sono altri accessi alla struttura .

Operaio in riposo nella nicchia
Notare nella galleria di servizio le nicchie che servivano come zone di riposo per gli operai ( !! ) .

In questa galleria laterale passano anche le tubature che ,collegate ad un pompa, servono per mantenere il livello dell'acqua nell'ultimo tratto della galleria principale in maniera che la galleria stessa sia percorribile .

Un tratto del pozzo di uscita
Oltre la giunzione con la galleria di servizio , l'acquedotto prosegue , sempre in sotterranea, per ancora un tratto per poi sbucare all'esterno ( non credo che sia percorribile ) in un opera aerea.

All'esterno
Superato il pozzo si esce in un bellissimo pratone ( all'esterno la temperatura oltre 35 gradi ) . L'acquedotto prosegue ancora ( in totale è lungo 13 km ) fino ad arrivare al cosidetto Castellum Acquae , un serbatoio dove l'acqua veniva accumulata e da cui partivano i condotti attraverso la quale veniva distribuita in città.


L'associazione Narni Sotterranea che gestisce le visite all'acquedotto e le visite alla chiesa sotterranea all'interno del complesso conventuale di San Domenico ( tra cui alcune sale utilizzate dall'Inquisizione del Santo Uffizio ) ha realizzato un cortometraggio, che uscirà a Dicembre, e il cui trailer è disponibile a questo link L' ULTIMOELETTO

In definitiva, se a qualcuno piace questo tipo di speleologia, una vista a questa struttura può essere molto interessante per accendere un nuovo interesse o confermarlo .


La città di Narni è ricca di bellezze architettoniche e archeologiche e anche i dintorni non scherzano : abbiamo visitato la vicina città di Amelia : notevoli le mura megalitiche e le cisterne, anche in questo caso, Romane ) e a poca distanza da Narni c'è il paese di Stifone, che non abbiamo visitato per motivi di tempo, ma che abbiamo intenzione di visitare in una prossima uscita.








2 commenti:

  1. veramente bello questo acquedotto, del resto i Romani erano veramente maestri nel realizzare queste opere. Erano meno inclini all'arte rispetto a greci ed egizi ma per quanto riguarda l'ingegneria erano mila anni avanti. Ci sono opere del 1700-1800 che sono state costruite pensando di copiare quelle romane e solo dopo la loro realizzazione ci si è accorti di aver tralasciato dei dettagli che sembravano insignificanti e invece erano fondamentali alla riuscita dell'opera. un esempio è l'acquedotto nottolini che è tagliato dall'autostrada tra lucca e pistoia realizzato a metà del 1800 dove non si è tenuto conto delle dilatazioni termiche delle murature che ne hanno provocato la lesione in più punti. I romani sapevano perfettamente come evitare queste lesioni ma nel 1800 ancora non era stata imparata questa lezione. fede

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  2. E' vero .

    In effetti il giorno dopo, ormai in preda a "furore archeologico" siamo stati nel vicino paese di Amelia ( notevoli le mura megalitiche di incerta attribuzione ) e abbiamo visitato le Cisterne Romane . In pratica sono 12 stanzoni che potevano accumulare circa 4000 metri cubi d'acqua e sono state realizzate dai Romani con tutta una serie di accorgimenti che vanno dalla perfetta coibentazione del soffitto, alla pendenza del pavimento, al fatto che le porte che permettavano la comunicazione da una stanza all'altra non sono sulla stessa linea . Bene, tutti i vari restauri che si sono succeduti nel tempo non hanno mai raggiunto la perfezione dell'originale Romano.

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